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05-06-2009
La Valle: Europee, ecco la posta in gioco
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Raniero La Valle - Candidato alle europee 2009 nella Lista comunista e anticapitalista - Circoscrizione Centro

A tre giorni dal voto è ormai chiarissimo quali sono le poste in gioco di questa campagna elettorale. Non è vero che essa è stata brutta e tipo "Novella 2000"; questo è avvenuto semmai nel circuito mediatico e televisivo, ma la politica nel Paese sempre più è un`altra cosa, e per fortuna è molto migliore.

1. Il primo obiettivo è di sconfiggere la pretesa di Berlusconi di trasformare queste elezioni in un plebiscito a suo favore, sicché tutti dovrebbero scrivere sulla scheda il suo nome "con bella calligrafia", come per una suprema prova di fedeltà a colui che pretende di incarnare la nazione. Se questo dovesse avvenire significherebbe che qualunque cosa faccia Berlusconi, qualunque sia la sua politica, la sua moralità pubblica, l`uso che egli fa delle persone, l`intrinseca forza corruttrice del suo danaro, il discredito che riesce a guadagnare all`Italia, egli potrebbe vantare una sorta di insindacabilità. E all`estero, dove non si va tanto per il sottile nel giudicarci, potrebbe rafforzarsi l`idea che in Italia si sta passando da una Repubblica democratica a una monarchia libertina (per riprendere una parola usata dal pur compassatismo Times , che a memoria d`uomo è ispirato dalla City, non da quei cattivi di comunisti italiani). Sulla scheda è bene quindi scrivere altri nomi.

2. Il secondo obiettivo è di portare la sinistra italiana in Europa, ristabilendo il pluralismo politico oggi negato. E` attraverso l`Europa che essa deve fare il suo rientro nelle istituzioni parlamentari, da cui fu espulsa nel Paese grazie all`effetto congiunto di una legge elettorale perversa e delle scelte politiche sconsiderate dei vecchi alleati del centrosinistra. Se questa esclusione dovesse replicarsi anche nelle elezioni europee, per il combinato disposto dello sbarramento elettorale deciso dai due maggiori partiti e della separazione precipitosa di "Sinistra e libertà" messasi al seguito di altre chimere, si potrebbe cominciare a pensare a un preciso disegno. Ma ciò vorrebbe dire che l`intera tradizione del movimento operaio e delle culture progressiste italiane, così rilevanti in passato da dare luogo a quello che fu chiamato "il caso italiano", scomparirebbe dall`Europa; e questa sarebbe autorizzata a pensare che in Italia sta venendo il fascismo. In effetti l`emergenza democratica si farebbe drammatica. Perciò, bisogna superare la "soglia".

3. Il terzo obiettivo è di portare in Europa una forte dialettica nei confronti delle ideologie liberistiche e delle politiche economiche che vi sono egemoni. Berlusconi dice che «per la crisi finanziaria non è mai morto nessuno». Non sa, l`allegro statista, che l`irresponsabile gestione dell`economia ha gettato nell`infelicità, nella miseria e nella fame popolazioni intere, e che il costo di queste politiche e delle relative crisi è stato di milioni di morti. Oggi è tempo di riportare l`economia nello spazio delle responsabilità pubbliche e delle decisioni collettive. Vorrà pure dire qualcosa che Obama, per salvare il sistema, l`industria e il lavoro in America, scopra l`Iri, le Partecipazioni Statali, il ruolo del capitale pubblico e ancora di più delle finalità pubbliche nell`economia di mercato.

In Europa bisogna cominciare con il portare il lavoro fuori dall`occhio del ciclone della crisi, e intorno ad esso - non più ridotto a merce o contabilizzato solo come "costo di produzione" - ricostruire l`economia, la società e la vita. E` in questa direzione che va l`idea di uno "Statuto europeo del lavoro", che è una delle proposte di Rifondazione su cui aggregare da Bruxelles un ampio consenso.


da "Liberazione" del 04/06/2009
 


 

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