Home | Programma | News | Eventi | Blog | Componenti politiche | Come si vota? | Risultati Elettorali | Testate
Candidati e candidate | Appelli e dichiarazioni di voto | Materiali | Link | Area Video | Contatti | RSS
 







04-06-2009
Lettera di un astensionista e risposta di Paolo Ferrero
Condividi         
Caro Paolo, ti volevo esprimere l’apprezzamento per la conferenza stampa che hai fatto l’altra sera su Rai 3 ma continuo a non essere convinto di
andare a votare. In questo anno siete completamente scomparsi e in più vi presentate divisi alle elezioni dove c’è la soglia di sbarramento al
4%. Questa divisione mi ha molto deluso e quindi ero deciso a non andarea votare. Adesso sono indeciso e vorrei capire meglio.
Carlo

Caro Carlo, sollevi un problema presente nella testa di tante compagne e tanticompagni: siete sconfitti e quindi non contate niente e andate divisi per
cui siete anche suicidi. Per questo non meritate il voto.
Vorrei provarea motivare perché questo ragionamento di apparente buon senso non risponde ai problemi che abbiamo dinnanzi e perché la scelta di presentare la listaanticapitalista e comunista costituisce un passaggio positivo, l’unicoche apra oggi la prospettiva per la ricostruzione di una sinistra degnadi questo nome.
Innanzitutto: quando è cominciata la sconfitta politicadella sinistra? La sanzione della sconfitta è stato il risultato catastroficodella Sinistra Arcobaleno e le radici della medesima risiedono nella fallimentareesperienza del governo Prodi. Il risultato peggiore della sinistra in Italiaè cioè avvenuto quando la sinistra si è presentata tutta insieme. Questoè il paradosso: il massimo di unità ha coinciso con il massimo della sconfitta.
Penso che sia totalmente sbagliato rimuovere questo elementare dato difatto, perché la vulgata secondo cui l’unità, di per sé, produrrebbe un
successo, non corrisponde al vero: lo abbiamo visto per la Sinistra Arcobalenoma anche il Partito democratico mi pare non vada meglio.
Anche sul terrenoelettorale si tratta allora di costruire una unità non generica ma su unprogetto politico chiaro. A tal fine è bene analizzare quali erano gli
elementi caratterizzanti la Sinistra Arcobaleno e che ci hanno portatoal disastro. Brevemente mi paiono così riassumibili: l’assenza di un progetto
politico chiaro; la percezione della nostra inutilità nell’esperienza digoverno e di subalternità nei confronti del Pd; la percezione della nostra
internità alla casta e alle sue degenerazioni; la rimozione dei simbolidel movimento operaio dal simbolo della lista.
A mio parere, per evitaredi ripetere il disastro della Sinistra Arcobaleno è necessario fare i conticon questi elementi, perché in politica, come nella vita, c’è qualcosadi peggio di fare un errore ed è quello di non riconoscerlo e di ripeterlo.
Noi, a partire dagli errori fatti con l’Arcobaleno abbiamo cercato di nonripeterli. Per questo in vista delle elezioni europee abbiamo proposto
di fare una lista unitaria che avesse come riferimento chiaro il Gruppounitario della sinistra nel Parlamento europeo (il Gue), cioè che si collocasse
in Europa chiaramente all’opposizione delle politiche neo liberiste e cheil simbolo della lista contenesse la falce e il martello. In questa doppia
scelta vi è una scelta unitaria che non ripeta gli errori della SinistraArcobaleno.
L’indeterminatezza rispetto a quale gruppo far confluire iparlamentari europei - come richiesto da Sinistra e Libertà - avrebbe infattiriprodotto un cartello elettorale con una aggravante: almeno la SinistraArcobaleno si sapeva che andava all’opposizione; se non si sceglie in che
gruppo andare in Europa, a seconda dei parlamentari che vengono eletti,ci si può trovare al governo o all’opposizione della “grande coalizione”
che nei fatti governa il nostro continente. Si tratta di una posizioneinsostenibile, non solo perché priva di ogni prospettiva politica, ma perché
rappresenta una vera e propria apoteosi dell’autonomia della politica,in cui la casta chiede un voto per poi farne quello che vuole.
Inoltre, l’indeterminatezza rispetto alla collocazione europea – al governo o all’opposizione,con la socialdemocrazia o alternativi alla socialdemocrazia – è il fruttodiretto della scelta di una relazione subalterna con il Partito democraticoe con il bipolarismo italiano. Non a caso Sinistra e Libertà non ha scelto
in che gruppo andare in Europa ma a livello locale ha scelto di fare coalizionicon il Pd più o meno dappertutto, connotandosi nei fatti come una corrente
esterna del Pd medesimo.
A questi elementi a valenza “nazionale” va aggiuntol’elemento di fondo della prospettiva europea. L’Europa non è solo un altro- l’ennesimo - livello elettorale: l’Europa è il terreno concreto dellapossibilità di costruzione dell’alternativa. In questi anni il liberismoha svuotato di poteri gli Stati nazionali e ha collocato le dimensionidell’accumulazione capitalistica ad un livello sovranazionale. Da questopunto di vista l’Europa costituisce il livello minimo su cui è possibilecostruire una politica che sia in grado di incidere sui meccanismi di fondodel modello di sviluppo. L’Europa è il livello minimo su cui costruire
una politica e una pratica rivendicativa efficace per uscire da una dimensionedifensiva e porre il tema dell’alternativa. Per questo la collocazione
rispetto alle politiche europee e la costruzione o meno di una sinistraeuropea autonoma dalla socialdemocrazia è un punto decisivo della nostra
collocazione politica, come lo è l’internità o meno al movimento no global.
L’alternativa al capitale è tale solo se si pone “al livello del capitale”,se lo padroneggia; per questo è decisivo costruire a livello europeo e
mondiale un punto di riferimento alternativo alle socialdemocrazie. Perqueste ragioni qualunque unità a sinistra che non si ponga chiaramente
questo obiettivo è semplicemente una realizzazione provinciale e privadi prospettiva politica.
La seconda scelta che abbiamo fatto riguarda ilmantenimento o meno dei simboli del movimento operaio e la domanda da porsi
è: la sinistra si deve vergognare di quei simboli e di cosa hanno rappresentatonel nostro Paese? Può una sinistra presentarsi alle elezioni nella totale
indeterminatezza dei propri riferimenti oltre che nell’assoluta mancanzadi un progetto politico di collocazione in Europa? Penso di no. Qualsiasi
ipotesi di trasformazione sociale, di sinistra, deve riconoscere le proprieradici per poter crescere. Questo è tanto più vero in Italia, dove la sinistra
moderata si è variamente esercitata in questi ultimi venti anni a distruggerel’autorità morale e politica della propria storia e i risultati sono disastrosi.
Perquesto ritengo che la scelta che abbiamo fatto sia la più corretta perricostruire la sinistra e ti invito a votare la lista anticapitalista ecomunista.
   
Paolo Ferrero                                                        
LASCIA UN COMMENTO
NickName
Email
Commento
Code
Verifica codice
COMMENTI
Postato da: Nino
Caro Paolo, ho 47 anni ed ho sempre votato comunista, sono napoletano e vivo a Napoli in una realtà che definire difficile significa usare un eufemismo, dopo la caduta del governo Prodi mi sono stufato e non sono andato a votare. Quest`anno avevo le setesse perplessità del compagno Carlo al quale hai risposto, ma ho comunuque deciso di andare a votare perchè la sofferenza di stare in disparte e non partecipare è enorme. Voi intanto continuate ad ignorare le volontà del vostro elettorato, ancora una volta la sinistra disgiunta ha maledettamente perso ed adesso ciaspettano mesi di analisi della sconfitta e chissà cos`altro uscirà fuori dal cappello magico. Attenzione o date un segnale chiaro di compattezza della sinistra intera oppure il nostro futuro diventerà un vero inferno. Con stima. Nino


Sito web elettorale - Elezioni Europee 2009
Committente responsabile Stefano Balestrelli